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Attività di Consulenza Pedagogica certificata dalle Associazioni professionali previste dalle Leggi n. 205/2017 e n. 4/2013 rivolta agli adulti con l’impiego dei più attuali strumenti progettuali e olistici delle Scienze Sociali, dell’Educazione e della Formazione, della Mindfulness senza finalità diagnostiche né di cura diretta di forme patologiche.

Attività orientata ai valori della filantropia e del volontariato sociale esercitata individualmente. In via solamente residuale saranno individuate prestazioni autonome occasionali disciplinate dalle vigenti normative, così come nei rapporti con le PP.AA., Associazione, Enti.

Sostegno, accompagnamento e promozione della persona per ritrovare il benessere individuale e relazionale in contesti familiari-sociali-lavorativi-affettivi, facilitando la crescita e l’autonomia, l’analisi dei processi, la lettura e la rielaborazione positiva di situazioni emergenziali di difficoltà derivanti da crisi affettive, relazionali, genitoriali.

Chi si rivolge alla Consulenza Pedagogica?
E’ principalmente una persona in una condizione di emergenza, ma già all’inizio di un percorso che la porterà presto al benessere.
Infatti, consapevole del suo bisogno, è stata capace di chiedere sostegno per essere accompagnata al ritrovare la serenità.
C’è un primo livello di consapevolezza.
Probabilmente dapprima si troverà dinanzi alla convinzione che le problematiche che la fanno soffrire siano dovute ad un determinato fatto o ad una determinata persona: un qualcosa o qualcuno di reale, esterno al sé.
Attraverso l’analisi del processo, favorita dagli strumenti olistici peculiari della Pedagogia, ben presto si accorgerà che la sofferenza è invece dipendente dagli stati d’animo interiori: da come ci si sente “dentro”, e non da quello che è successo o che succede “fuori”.
Sono in discussione le relazioni in contesti familiari, sociali, lavorativi o affettivi, dove le crisi riguardano affari molto coinvolgenti, che lasciano segni e fanno esplodere in modo dirompente soprattutto la rabbia, i sensi di colpa e di scoraggiamento per il futuro, di solitudine, di abbandono, e sembra di non riuscire più a trovare le energie per fronteggiare la quotidianità del presente e la prospettiva per il futuro, rimanendo ancorati al passato.
 
Sono proprio queste sensazioni interne a generare sofferenza: ciò che i fatti e le persone esterne hanno generato e generano. Sembra difficile, ma proprio perché interne, sono affrontabili e modificabili.
 
L’importante è affrontare il percorso su cinque cardini:
1) agire sul qui e ora, consapevoli che non si può modificare il passato né prevedere o controllare il futuro;
2) lasciar andare: non trattenere ciò che non può o non vuole stare con noi o col nostro modo di essere, siano persone o eventi;
3) esplorare le emozioni, individuarle e riflettere su come agiscono sul nostro corpo;
4) tener presente che le persone non sono i loro pensieri: i pensieri possono influenzare le emozioni e, viceversa, le emozioni possono influenzare i pensieri;
5) uscire dallo schema del pensiero razionale critico: uscire da quegli schemi di pensiero che possono trasformare un momento di calo del benessere emotivo in qualcosa di più duraturo come ansia, tristezza e stress, evitando l’effetto delle sabbie mobili per non innescare processi che disseppelliscono dal passato rimpianti, delusioni, esperienze dolorose, alla ricerca di ricordi che rispecchino e giustifichino gli stati emotivi del momento. Il pensiero razionale critico è uno strumento potentissimo della mente: suddivide il problema in tanti piccoli pezzi, lo decostruisce e cerca di risolvere ogni piccolo pezzo, per poi tornare a guardare il problema nel suo complesso, a breve distanza di tempo, per capire se si è risolta la sofferenza. Questo strumento funziona bene nelle questioni pratiche, ma se applicato alle emozioni peggiora notevolmente la situazione, portando alla ruminazione mentale continua, nella convinzione che, continuando a riflettere ossessivamente sul problema, si possa trovare la soluzione. Invece, l’unico modo per intervenire è quello di fermare ciò che accade dopo l’insorgere di uno stato emotivo negativo, quindi evitare che si crei il circolo vizioso che si autoalimenta e che innesca un vortice di ulteriori pensieri negativi e ipercritici. Questo è possibile farlo solo attraverso una nuova fase della consapevolezza, al secondo livello.
 
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